martedì 24 marzo 2020

Cassetto n°182

La saluti un pomeriggio, pensi che la rivedrai presto, ti sbagli,
la gente comincia a cambiare strada, se la incroci,
il lavoro si ferma, le lezioni no, poi anche quelle
posso correre? No. Uscire? No.
Non guardatevi, dimenticatevi,
state in casa, le cose semplici diventano crimini,
l'immondizia, il bar,
la realtà si altera: il bene di tutti, lo tocchi se esci, ti senti una specie di mascalzone,
sguardi brutti, se passeggi allegro.
I paraggi della morte sono gli altri, che ti misurano
Avevi mai avuto dei limiti? Cioè intendo limiti rigidi, stretti, proibizioni vere?
No, la risposta credo sia no.
I limiti sono arrivati, necessari, ti hanno fatto vedere un'altra versione delle cose, come quando giri una scultura, che è in casa, da sempre, sulla mensola e la osservi da dietro. Non te la eri mai immaginata, da dietro.
Ecco com'è questa sensazione.
Intanto credi di poterla rivedere, ma per ora solo telefono,
non sarà veloce, non sai se ce la fai,
un mesetto, dai...
Arrivano i primi contagiati che conosci, i primi morti che conosci.
Cerchi il bene nelle cose di casa, hai spazio, hai giardino,
inizia a bastarti il poco e la sera sei ugualmente stanco,
bastano piccoli progetti, da fare con lei, al telefono,
a far assottigliare il calendario
Nel frattempo l'umana comunità sparisce, a casa stai bene,
si può vivere senza fabbriche, senza bar.
Se non puoi avere quel che vuoi, basta alterare la realtà.
Se aprissi gli occhi, sapresti cosa guardare.
Il suo volto, per sempre, sapresti  guardare.
Questo ti distanza dagli altri, stare tanto insieme, da non avere più altri bisogni,
Chi canta, applaude, dirette Facebook per cucinare una frittata.
I numeri fanno paura, muoiono tutti, ma se tu non vedi più gli uomini, dietro ai numeri.
Se non hai bisogno di parlare, abbracciare, chiaccherare insieme,
il virus diventa solo una piccola palla chiodata. Hai imparato da tempo ad aspettare
quella felicità che sta sempre nelle orbite del dolore.
Non lo dire in giro, che se si sta ben da soli, non si è mai soli.
Tanto ti rendi conto, che la rivedrai.



Una volta, in una mostra a Francoforte, vidi un enorme mucchio di caramelle nere, piccole lucide occupava un'intera sala, arrivando quasi al soffitto. Girai intorno al mucchio, la base era un quadrato, linee precise e ne presi una e la cacciai in tasca.
Uscendo in un depliant lessi che l'autore dell'installazione voleva rappresentare un virus o una malattia sessualmente trasmissibile.
Solo la gola, la curiosità, ci spinge a prenderne un pezzetto e portarcelo via con noi


lunedì 15 luglio 2019

Cassetto n°181

Permacultura, crescere insieme con l'Arte.


Ci è subito sembrato importante creare qualcosa che non c'era, fornire un'alternativa all'offerta culturale di Ravenna e comuni limitrofi.
Questo gruppo di lavoro nasce a Russi come un aggregato spontaneo itinerante, un movimento che vuole creare sinergie e rapporti umani sfruttando il canale del fare Arte insieme. 
Il "sapere manuale" artigianale ed artistico, se esercitato in gruppo, contiene da sempre un seme di socialità prezioso e fruttifero.

La permacultura, in agricoltura e botanica, è una tecnica di coltivazione che mira al riappropriarsi di tempi, modi e strumenti più lenti, sostenibili e resilienti, per l'uomo moderno, è una filosofia che pone il focus, oltre che sul prodotto, sul processo stesso.
Siamo un gruppo nel senso del credere insieme, nel credere in un'Arte forte ed intima, come strumento di sviluppo socioculturale, lavorativo ed umano.


Il radicale taglio dei finanziamenti, dell'attenzione politica e dell'impegno delle amministrazioni in tema di ricerca culturale, costruzione di percorsi partecipati ed avvenimenti artistici ci ha spinto così a questa idea di "occupazione" pacifica del suolo pubblico. 
Ogni partecipante porta i propri materiali e si lascia influenzare, più o meno, da quello che stanno suonando, fotografando, dipingendo o scrivendo gli altri, nell'ambiente circostante, lasciandosi contaminare o meno in base ad assetti soggettivi interni, umore e credo personali.
Il luogo non è mai statico, si cercano sempre nuove postazioni e ci si dà appuntamento di volta in volta nei nuovi siti.
La tipologia di avventori è fortemente trasversale: manualità più allenate si affiancano a persone che, a diverso titolo, muovono i primi passi in un certo campo artistico, l'età e le qualifiche sono, ovviamente, ininfluenti.

Permacultura non ha, quindi, uno scopo formativo specifico, ma il riversarsi e il diffondere dei saperi è gradito ed incentivato.
Uno degli scopi dei prossimi incontri sarà cercare insieme una direzione e un senso al lavoro comune, compilando nel contempo, articolo dopo articolo, un "Manifesto di Permacultura" che sarà un vademecum, una guida e un'eredità per tutti i partecipanti che si aggregheranno.

domenica 20 gennaio 2019

Cassetto n°180

Quando mi hanno chiesto di improvvisare un dipinto su David Bowie ho immediatamente realizzato di non conoscerlo affatto, se non per un paio di testi e qualche ritratto "icona", ormai entrato nell'immaginario comune.
Mi son però ricordato del suo ultimo video, che mi aveva colpito subito "Lazarus"
L'artista è al suo testamento umano ed onirico: dolcezza, compassione e una nota dark non sepolcrale, avvolgono interamente atmosfere e testo. 
Questo è il "mio" contributo a Bowie, poco dopo averlo dipinto ho ripreso e tradotto il testo, capendo che, forse, avevo davvero sentito in immagini quello che lui intendeva.

Look up here, I'm in heaven

I've got scars that can't be seen
I've got drama, can't be stolen
Everybody knows me now
Look up here, man, I'm in danger

I've got nothing left to lose
I'm so high it makes my brain whirl
Dropped my cell phone down below
Ain't that just like me?
By the time I got to New York

I was living like a king
Then I used up all my money
I was looking for your ass
This way or no way
You know, I'll be free
Just like that bluebird
Now ain't that just like me?
Oh I'll be free
Just like that bluebird
Oh I'll be free
Ain't that just like me?


martedì 28 agosto 2018

Cassetto n°179

Ecco in anteprima la locandina di Forese Arte Festival 2018, il tema di quest'anno è il LIBRO.
Si inizia il 16 settembre dalle 14:00 con Talea, una giornata di laboratori e di arte nella spendida cornice di Palazzo Grossi a Castiglione di Ravenna.
Saranno con noi Associazione Parole Nuove con l'installazione Confini Blu a cura di Barbara Gnisci Silvia Manzani e Matteo Biserna, Silvia Bigi presenterà in anteprima il libro fotografico "Origine" insieme al suo gruppo di lavoro, potrete ammirare anche il lavoro di Luigi Stranieri "Itsu mo arigatou" in parallelo esposto anche al SiFest di quest'anno, Francesco Antonelli ci parlerà del libro "Viaggio in Romagna" un racconto ancestrale di uomini e vini romagnoli.
Per i bambini e i genitori laboratori di manualità e creatività in legno con il Magico Mondo di Ruty di Ambra Sama, l'artista e grafico Massimiliano Marianni ci introdurrà alle tecniche di serigrafia e stampa su t-shirt con il laboratorio Vision Print, le splendide amiche di Momo, Libreria per ragazzi, cureranno un laboratorio per i più piccoli.
A chiusura interverranno gli scrittori Diego Lama e Romano De Marco, intervistati da Federica Ferruzzi, per presentare i finalisti del premio letterario per racconti "Insolito Forese" (premiazione 20 ottobre in Sala Tamerice).
Ci saluteremo con una degustazione fotografica - conversazione dal titolo "l'Anima del Vino" a cura dell'amico, castiglionese doc, Simone Rosetti.
Vi aspettiamo numerosi!

giovedì 9 agosto 2018

Cassetto n°178

Sotto la Superficie. Dipinti, disegni, pirografie.

All'interno della loggetta Miro Fabbri, presso l'Associazione e Fondazione La memoria storica di Brisighella "I Naldi - Gli Spada", si incontrano per la prima volta le opere di Matteo Biserna e Paolo Montuschi: due artisti che dialogano e descrivono il corpo, la superficie e l'interiorità dell'animo umano.
La mostra, a cura di Elisabetta Zambon, cerca di esplorare con il linguaggio artistico della pittura del disegno e della parola il rapporto tra interno - esterno, tra corpo e la pelle, la membrana emotiva ed emotiva che distingue il sè dal non sè.
Il percorso mira a stimolare una riflessione sul potere delle immagini, sulla descrizione anatomica ed emotiva del corpo e del suo rapporto con l'ambiente in un'epoca di sovrastimolazione visiva e sensoriale.

martedì 19 settembre 2017

Cassetto n°177

Nell'ambito di "Forese Arte Festival" 2017, presso palazzo Grossi, a Castiglione di Ravenna, solo per il giorno 24/09/2017 sarà possibile visitare la mostra "Talea" di Matteo Biserna:
una raccolta di lavori recenti che verranno esposti all'interno della splendida costruzione cinquecentesca in una giornata ricca di eventi e di spunti culturali e artistici.





giovedì 16 febbraio 2017

Cassetto n°176

Qui di seguito una breve intervista che ho rilasciato per il collettivo ravennate "Visibile", anno 2017.


Ciao Matteo, Quando hai iniziato a dipingere? Descrivici il tuo primo approccio con la pittura.
Ho iniziato a dipingere esattamente nell'aprile 2014, anche se qualcosa avevo già fatto al liceo artistico. Era un momento piuttosto brutto, e dato che non riuscivo davvero a scrivere nulla, che era la mia passione e sfogo precedente, cercai di dipingere su una vecchia tela che girava in casa la donna che vedevo in quel periodo nei miei sogni. Una sorta di madrina inquietante che poi scoprì essere Elizabeth Ann Short, che era penetrata nella mia immaginazione da chissà poi quanto tempo.

C’è un movimento artistico o un artista che hanno influenzato maggiormente le tue opere? Se si, in che modo?
Sono molto volubile nei gusti e nelle preferenze artistiche, mi piace attingere da tutto ciò che vedo e ascolto. Se dovessi fare qualche nome, senza modestia butterei giù Rembrandt per la luce e la carne, Bacon per la trasfigurazione e l'abbandono delle regole formali, Nicola Samorì per la capacità di vedere oltre gli strati del dipinto.

Quando e come hai iniziato a vederti come artista?
Non so se potermi permettere l'appellativo di artista, forse anche perché vedo un po' ottusamente la cosa legata al fatto di mantenersi economicamente con la propria arte, cosa che non faccio dato che sono psicologo.

Tecnicamente: usi dei modelli? Come inizi un’opera? Hai un metodo preciso?
Non uso modelli e spessissimo inizio nel caso più totale, in alcuni periodi compro molte tele e cartoncini bianchi e una sera traccio qualche linea con la sanguigna o la matita e partendo da quello. Ultimamente sono un appassionato raccoglitore di vecchi legni ed assi che accumulo nella speranza di poter dare loro, un giorno, maggior risalto.

In che circostanze vengono le idee migliori?
Nel mio caso le idee migliori vengono nella costrizione, con i mezzi più scarsi e recuperati, in piedi prima di uscire, o nel mezzo del lavoro, mai insomma quando dedico loro maggior tempo e spazio, per questo temo più il candore di uno studio e una tavolozza piena di colore, alla fretta e al nervosismo della quotidianità per me immensamente più stimolanti.

Collezioni qualche oggetto?
Colleziono coltelli a serramanico e sassi. In generale sono affascinato dagli oggetti provenienti da vecchie case, sono un po' cleptomane.

Sappiamo che sei psicologo, che ruolo ha avuto la psicologia nel tuo percorso artistico?
La psicologia è arte, nel senso che se tenti di separarle le avvicini maggiormente, molti mi fanno notare che un immaginario tanto tetro poco si addice alla mi professione, rispondo che dipingo quello che mi rimane nelle sedute, il dolore: l'arte è carta assorbente.

Ti dispiace doverti distaccare da un pezzo che hai venduto?
Si, mi capita e infatti ho molte opere che continuo a promettere, ma so che non venderò.

Metti i tuoi quadri in rete? Dove possiamo vederli?
Sto cercando di mettermi a fare un sito, mi serve qualcuno di più esperto, per ora ne pubblico in continuazione sul mio Facebook e Instagram anche se capisco che siano mezzi troppo dispersivi e non professionali. Mi ci metterò.

Quali sono gli elementi fondamentali che caratterizzano il tuo lavoro?
Nei miei quadri troverete sempre del nero: è un colore che adoro e troverete le imprecisioni: non sono un accademico, mai troppa cura. Sto provando a studiare il colore ad olio e i diversi passaggi, ma sono comunque un pittore impulsivo ed approssimativo, non farò mai un Van Dyck o un ritratto iper realista, non mi interessano.

Nell’arte non ci sono guide, come sai qual è la cosa successiva che devi fare?
Sto provando a darmi un metodo, un filone da seguire, dato che sono molto disorganico, almeno per legare tra loro delle serie di opere. Ora sto lavorando a dei corpi che rappresentino i sette vizi capitali. Un altro modo di darsi un ordine sono le collaborazioni: abbiamo appena fondato #oltremusica, con Paolo Cantarelli e Paolo Farnedi un progetto che mira ad esplorare le affinità e le connessioni tra arte visiva e composizione musicale.

Arte come urgenza o esibizione?
Decisamente come urgenza, come necessità, ma c'è sempre della vanità.

L’arte è diventata davvero una “splendida superfluità” (disse Hegel), o può ancora avere una funzione sociale?
Per me ha ancora una funzione sociale, nel senso che anche permettere a un singolo individuo di esprimersi e dire qualcosa è una funzione sociale, a prescindere da messaggio trasmesso o della sua rilevanza o correttezza.

Quando vidi per la prima volta i tuoi dipinti furono delle vere e proprie apparizioni, figure che emergono da luoghi bui e sconosciuti, è così anche per te? Da dove vengono?

Da poco mi sono rimesso a chiedermelo: l'arte può diventare una mera procedura e un soggetto dotato tecnicamente può fare buoni lavori anche puntando solo sulla propria mano, ma il quadro che ti entra dentro, che devi finire, che devi vedere più volte al giorno, magari anche solo in foto al cellulare, ti trasmette una vibrazione più interna che non credo sia riassumibile in qualche modo. É un umore.

domenica 15 gennaio 2017

cassetto n°174


La cultura ci avvicina alla conoscenza o ce ne separa?

Queste opere sono il frutto del tempo rubato ad altre attività, ad altre scelte, mentre da sempre cerco di esplorare i miei limiti per riflettere sulle relazioni, sul rapporto con la natura e con le forze che la compongono: dipingere è solo uno dei tanti linguaggi che possono permetterci di familiarizzare con le verità, affrontando le nostre ombre.
La mia pittura ha sempre e comunque risentito del rumore di fondo della mia esperienza, uscendone talora esaltata, talora mutilata, ma sempre diversa.
Le continue morti e rinascite che contraddistinguono il ciclo di tutto, possono indurci ad aprire gli occhi o a coprirli con tele sempre più spesse e fitte, la funzione che ha l'arte, per me, è appunto scostare il “Velo di Maya” e fare esperienza di “altre vite” “altri occhi” “ altri segni” possibili e procedere per altre stanze.
L'installazione “Il Velo di Maya” si pone appunto come un'esperienza sensoriale integrata e fusa con uno strato sonoro prodotto nell'ambiente dal progetto #Oltremusica di Paolo Cantarelli e Paolo Farnedi e i reperti di Matteo Gritti. 

L'interazione con il pubblico sarà indispensabile per creare un'opera durante lo svolgimento della mostra stessa e procedere, così, in nuove stanze.

venerdì 16 dicembre 2016

Cassetto n°173

Sardìnnia
Le radici piantate nel mare




La Sardegna raccontata in una mostra: persa tra Europa e Africa, coperta di mirto e asfodelo e da un filo di sangue... 
è come se non avesse mai veramente avuto un destino chiaro, vicina e lontanissima, preda di Spagna, Arabi e Fenici. 
Nessun fato. Lasciata fuori dal tempo e dalla storia, massa rocciosa che si erige sul mare.
Il popolo sardo e la sua terra vengono scrutati da Matteo Biserna in questa esposizione di pochi veloci disegni, segni aspri, accompagnati da una rapida degustazione di vini e prodotti tipici legati al territorio.
Un'occasione per parlare di un popolo profondamente umano e nuovo, legato alla terra e ai suoi frutti, come la romagna.
Siete tutti invitati a prendervi parte dal 20 dicembre 2016 allo Spanacaci Bistò, via Ungaretti 70, Russi.

martedì 29 novembre 2016

Cassetto n°172

Come ho detto alla recente presentazione di una mostra fotografica I N C I P I T: " ...per me la pittura è la lingua della minacce interne, che mi permette di rappresentarle e di parlare loro con una lingua comune".
Per chi vuol capire dove sta andando nessuna informazione è più preziosa di sapere di aver tanto da fare, da camminare.
Ogni giorno i tre maestri viventi che prediligo non fanno che indicarmi quest'unica, necessaria e stretta via.


Nell'ordine:

Odd Nerdrum, Nicola Samorì, Agostino Arrivabene.



lunedì 21 novembre 2016

Cassetto n°171


L'Inizio del Fuoco




Bruciare, cuocere, fertilizzare, rinnovare, dimenticare, augurare.
Le più antiche feste e i rituali dell'Italia e della Romagna rurale sono da secoli legate al fuoco: la sua funzione in campagna ed i miti ad esso connessi sono al centro di questa piccola produzione pittorica collocata all'interno del Forese Arte Festival a Castiglione di Ravenna (RA).
La sonorizzazione dell'esposizione è a cura di Alessandro Bucci (progetto Maka Isna) e di Francesco Lenzi con il quale cura il progetto Donnie's Leach 88.




sabato 5 novembre 2016

Cassetto n°170

I pensieri che non volevo mi toccassero tra ieri e oggi in ordine sparso sono:

- ogni volta che accendo il gas mi vengono in mente le vacanze in montagna
- ma io devo lavorare anche per comprare i cotton fioc delle orecchie?
- ma quando muori, allora poi basta?
- quanto manca a Pasqua?

Il resto è solo riscaldamento e affitto.

sabato 15 ottobre 2016

Cassetto n°169

Mi trovo a pensare a cosa sia un uomo, piegato i due con le chiavi dell'appartamento in mano e un dolore perpendicolare allo stomaco, mi chiedo cosa sia.
Mi piacerebbe fare un disegno, perché oggi riesco meglio con questo, ma qui non posso.
Era come vedere l'alba ogni volta, era come bere del fuoco
Se mi chiedessero cosa voglio oggi non avrei dubbi, questo è il vantaggio di perdere chi si ama: fare le proporzioni, vorrei tornare dove stavo, anche poco fa e ci stavo bene.
Se incontri qualcuno di davvero pericoloso, in giro, non potresti essere tu, dall'altra parte? 
Dovrei abituarmi a pensare in modo diverso. Ci sto investendo molto, non sempre è facile. Non lo è mai, in realtà
Ricordo la rabbia stampata nei luoghi della mia infanzia, ricordo parole che ferivano, e schiaffi veloci, che tagliavano l'aria sul mio naso. Ricordo che non avevo paura, ora ne ho molta.
Ricordo anche il giorno che capì che questa roba non sarebbe passata facilmente, e lo sconforto, la delusione, il lutto.
Trovai il modo di camminarci sopra, come ora che i pomeriggi sono scuse per spostarsi a bere caffè da un bar all'altro, scuse per spostarsi continuamente, mentre vorrei restare. Immobile. Dormire
Essere il tuo angelo mentre divento la cosa che ripudi, l'odio che ti paralizza. 

Essere.

sabato 3 settembre 2016

Cassetto n°168


Siamo alla continua ricerca del significato e schiacciati dal senso del tempo. 
La natura ci impone scadenze, rapide prese di decisione e ci dota di strumenti vari per farlo: strategia, mimetismo,  piume, antenne, fauci, corazze o squame. 
La mostra si interroga sul meccanismo fondamentale di lotta per la sopravvivenza inteso come dicotomia attacco/fuga, vita/morte, ma prima cosa ancora come scelta del tempo giusto: a volte del tempo maturo, altre del tempo del prima che...

Più che della ricerca del senso ci interessa indagare il funzionamento, perché forse il senso sta proprio nel come si fa...
Perché facciamo quel che non sappiamo e funziona.

giovedì 25 febbraio 2016

Cassetto n°166

Perire per rinascere.

cut through – solcare, creare un solco in senso figurativo.

C’e’ uno stretto rapporto tra arte&psicologia, o per meglio dire tra l’azione e la mente che la esegue. Ed è proprio questo stretto legame tra l’interiorità e necessità di esprimerla, mutarla, evolverla in un “energia altra”, tramite il tratto grafico, mettere nero su bianco le proprie emozioni, i turbinii interiori e la voglia di riemergere dal caos, che lega Matteo Biserna e Maria Chiara Miccoli.
Due personalità differenti, due racconti differenti, due tratti differenti, ma che hanno entrambi il compito di placare le tempeste interiori, di sviscerare quel sentimento “sublime” tipico dell’epoca del romanticismo. Il “sublime kantiano”, che non deriva, come il bello, dal libero gioco tra sensibilità e intelletto, ma dal conflitto tra sensibilità e ragione. 
Si ha pertanto quel sentimento misto di sgomento e di piacere che è determinato sia dall’assolutamente grande e incommensurabile, sia dallo spettacolo dei grandi sconvolgimenti e fenomeni naturali che suscitano nell’uomo il senso della sua fragilità e finitezza.
Un’ interiorità fragile, sconnessa dal resto del mondo, quella “scatola nera” che raccoglie delusioni, paure e desideri inafferrabili, derivanti dalla vita quotidiana. L’arte e l’espressione artistica sono qui strumenti per rappresentare conflitti interiori, e, come direbbe Freud, arte come appagamento dei desideri rimossi. La cosiddetta “arte come processo di difesa e consolazione”, non un inno alla gioia e alla liberazione freudiano, ma un lungo processo di presa di coscienza, una liberazione dell’ES dalla gabbia delle difficoltà della vita, come libera espressione delle pulsioni e dei desideri più reconditi.
Due forze oniriche sono qui rappresentate dagli illustratori; da una parte i miti, e le tragedie, come protagoniste donne consapevoli del proprio destino, incapaci di esimersi da ciò che le aspetta, illustrate in un’astrazione temporale, come bloccate, congelate dalla mano della Miccoli, in quell’istante in cui tutto si sta per compiere, in cui un destino, una vita, trovano la propria inerme sorte. Ma anche un finale liberatorio, una sorta di espiazione delle proprie colpe e amara consolazione. Sancire una fine per la liberazione dell’animo in conflitto. Pochi i colori usati dall’artista, ma molto luminosi, utilizzati come esaltazione dei dettagli e come sottolineatura dell’atto tragico che si sta compiendo. Tragedia e morte in conflitto con un tratto definito, dettagliato e dolce; i visi delle sue eroine greche emergono dalla superfice e penetrano lo sguardo di chi le osserva, trasmettendo un racconto senza parole, fatto di emozioni e vite strettamente legate dal sottile confine tra vita e morte.
Dall’altra abbiamo invece i personaggi grezzi e tormentati di un Biserna dal tratto nevrotico, che cerca di “ferire” il foglio o la tela, facendo emergere la tormentata conflittualità interiore, una sorta di “sanguinamento” violento e continuo, atto a liberare le proprie gabbie interiori. Personaggi immaginifici, un autoritratto interiore “camuffato” pieno di rabbia e senza parole. Il forte uso del nero porta lo spettatore ad immergersi in quel mondo di terrore, senza luce o vie di fuga. Matteo Biserna usa pochissimi colori, predilige il nero e il bianco, c’è poca ricerca di spazialità o profondità, la sua bidimensionalità porta comunque ad un immaginario ben strutturato, quasi orrorifico. Un’espiazione anche la sua, una continua ricerca di tranquillità, una necessità di calmare una tempesta interiore che distrugge silenziosamente ogni possibile ostacolo.
Per questo parliamo di “solco”, un solco figurativo, un solco impercettibile alla vista, ma che lascia segni evidenti dell’animo di chi esegue e di chi osserva, una necessità di utilizzare il medium della pittura come unico linguaggio possibile per comunicare al mondo la propria sofferenza e la propria solitudine. Un mondo onirico incapace di poter comunicare con il mondo materialista, dove non c’è tempo né spazio per poter ascoltare un urlo silenzioso, una ricerca di aiuto che diviene, al tempo stesso, cura di sè e liberazione degli esecutori. 
Perire per rinascere.

sabato 2 gennaio 2016

Cassetto n°165

Una raccolta degli ultimi lavori in cui ho esplorato il legame tra l'ambiente naturale e l'Anima dei suoi abitanti:
un trapianto di corna, rami, radici, sentieri di fuga, impressi sulla tela e sul foglio
In Rocca a Forlimpopoli, dal 5 al 10 gennaio 2016


domenica 13 dicembre 2015

Cassetto n°164

Sogno
di planare infinite rampe di scale
occhi chiusi a forma di porta
di piante con grandi foglie verde smeraldo
di forme assurde ed importanti
congiunte come mani
sogno di capire cosa racchiude
il sogno
di un bambino di spalle in fondo alle scale
(che sono forse io)
di
non arrivarci mai
sempre vicino, sempre poco prima
di
stringere i denti e
tenere la mano a un moribondo nel letto
di ospedale
il moribondo è Dio e
Sogno
di un Sogno
di vene sparse sulle braccia
buttate sott'acqua, scolate come
le braccia, che prendono
 che assorbono
sogno cadere sul fondo
forte dei miei polsi forti
Sogno la fine di tutto



venerdì 27 novembre 2015

Cassetto n°163

La cosa che mi scoccia di più, che mi urta, è che ho fatto questo tuffo solo per dovere
Già è notte, salgo su per ogni scalino chiedendomi chi diavolo me lo abbia imposto, poi, arrivato in cima, capisco che sono solo io, a volerlo fare.
Il tuffo del Diavolo lo fanno tutti, di notte, poi io sono cresciuto qua e sono l'unico a non aver mai provato, anche le ragazzine di quindici anni lo fanno, decine di volte, ogni notte.
Qua è una specie di consuetudine, un rito. Arrivato in cima non si vede nulla, la pozza sotto è profonda otto metri e non ci sono rischi. Dicono.
Non ci sono rocce, non c'è nulla, vedrai che bello che è, è come una doccia al contrario, dal basso.
Che poi c'è Francesca, bruna, occhi grandissimi, che brillano, la luna, dentro a quegli occhi, mi sento forte, coraggioso.
E lo faccio. Si sale su un muretto di una villa privata, è sempre disabitata, sono dei ricchi, vengono qui pochi giorni all'anno, dal muretto si sale su per cinque gradini e si arriva al trampolino, in pietra, ci sono incise le iniziali nel cemento, di quelli che lo costruirono.
Le tocco, sento sotto i polpastrelli, le loro quattro lettere e mi chiedo se ho paura. Sento di si, ma io ho paura sempre, mi dico, ho paura anche a scegliere il minestrone al supermercato, verdure fresche o congelate? Forse meglio un barattolo di zuppa, solo da scaldare?
Sono in alto, il vento di maggio è tiepido e porta odore di pino e di disinfettante, l'acqua è fredda, lo so, è sempre fredda, anche a luglio, ed odora di disinfettante, rassicura dicono, il vuoto ti chiama, come una mamma.
Provo a guardare sotto ma non vedo nulla, li sento tutti e sei: Antonio, Nicola, Francesca, Carlo, Giulia e Francesca. Qualcuno stappa una birra e io sono quassù.
Penso che non dovrei farlo, ma non posso scendere, perché sono sempre così dannatamente indeciso?No lo farò. Li ho visti, è un volo brevissimo, sembrano andare giù come sassi, ed entrano in acqua dritti e veloci. Riemergono sempre sorridenti.
Provo a piegare le ginocchia, la destra trema, mi raddrizzo.
Lo farò a bomba, se mi devo rompere meglio il culo delle gambe, mi dico.
Il vento si ferma, è ora che devo farlo, le chiome dei pini, alte, massaggiano il cielo nero chiazzato di nuvole e latte. E la luna, una scottatura nella pozza di acqua sotto di me, chissà se riuscirò ad entrare esattamente nel riflesso della luna.
Sono nel vuoto, nessuno parla, solo la cascatina a valle continua a scrosciare in eterno.
Rompo il filo dell'acqua in un attimo, sono obliquo, poi sento caldo alla testa, un botto, come se esplodesse una bottiglia di fianco alla mia testa.
Sento un'aureola calda, intorno alla faccia, la bocca si riempie di quel sapore, come di pallonata in faccia, come masticarsi mentre si addenta una bistecca.
Sento che vado sotto e qualcosa di freddo entra nella testa che continua a perdere peso.
Vado giù
Vado giù
E apro gli occhi e non è poi così buio, vedo un cerchietto luminoso, in fondo alla pozza: delle chiavi, una moneta? Forse è lì che devo andare, che sto andando.
Allora raccolgo le gambe e le incrocio, le metto ad x, tengo le caviglie e continuo a scendere, lato destro, comincio ad arrotolarmi, a girare.
Non mi importa di nulla, forse solo di non vedere Francesca, dopo.
E continuo a scendere, verso la seconda luna incastrata in fondo a questa pozza.