Come ho detto alla recente presentazione di una mostra fotografica I N C I P I T: " ...per me la pittura è la lingua della minacce interne, che mi permette di rappresentarle e di parlare loro con una lingua comune".
Per chi vuol capire dove sta andando nessuna informazione è più preziosa di sapere di aver tanto da fare, da camminare.
Ogni giorno i tre maestri viventi che prediligo non fanno che indicarmi quest'unica, necessaria e stretta via.
Nell'ordine:
Odd Nerdrum, Nicola Samorì, Agostino Arrivabene.
martedì 29 novembre 2016
lunedì 21 novembre 2016
Cassetto n°171
L'Inizio del Fuoco
Bruciare, cuocere, fertilizzare, rinnovare, dimenticare, augurare.
Le più antiche feste e i rituali dell'Italia e della Romagna rurale sono da secoli legate al fuoco: la sua funzione in campagna ed i miti ad esso connessi sono al centro di questa piccola produzione pittorica collocata all'interno del Forese Arte Festival a Castiglione di Ravenna (RA).
La sonorizzazione dell'esposizione è a cura di Alessandro Bucci (progetto Maka Isna) e di Francesco Lenzi con il quale cura il progetto Donnie's Leach 88.
Le più antiche feste e i rituali dell'Italia e della Romagna rurale sono da secoli legate al fuoco: la sua funzione in campagna ed i miti ad esso connessi sono al centro di questa piccola produzione pittorica collocata all'interno del Forese Arte Festival a Castiglione di Ravenna (RA).
La sonorizzazione dell'esposizione è a cura di Alessandro Bucci (progetto Maka Isna) e di Francesco Lenzi con il quale cura il progetto Donnie's Leach 88.
sabato 5 novembre 2016
Cassetto n°170
I pensieri che non volevo mi toccassero tra ieri e oggi in ordine sparso sono:
- ogni volta che accendo il gas mi vengono in mente le vacanze in montagna
- ma io devo lavorare anche per comprare i cotton fioc delle orecchie?
- ma quando muori, allora poi basta?
- quanto manca a Pasqua?
Il resto è solo riscaldamento e affitto.
- ogni volta che accendo il gas mi vengono in mente le vacanze in montagna
- ma io devo lavorare anche per comprare i cotton fioc delle orecchie?
- ma quando muori, allora poi basta?
- quanto manca a Pasqua?
Il resto è solo riscaldamento e affitto.
sabato 15 ottobre 2016
Cassetto n°169
Mi trovo a pensare a cosa sia un uomo, piegato i due con le chiavi dell'appartamento in mano e un dolore perpendicolare allo stomaco, mi chiedo cosa sia.
Mi piacerebbe fare un disegno, perché oggi riesco meglio con questo, ma qui non posso.
Era come vedere l'alba ogni volta, era come bere del fuoco
Se mi chiedessero cosa voglio oggi non avrei dubbi, questo è il vantaggio di perdere chi si ama: fare le proporzioni, vorrei tornare dove stavo, anche poco fa e ci stavo bene.
Se incontri qualcuno di davvero pericoloso, in giro, non potresti essere tu, dall'altra parte?
Dovrei abituarmi a pensare in modo diverso. Ci sto investendo molto, non sempre è facile. Non lo è mai, in realtà
Ricordo la rabbia stampata nei luoghi della mia infanzia, ricordo parole che ferivano, e schiaffi veloci, che tagliavano l'aria sul mio naso. Ricordo che non avevo paura, ora ne ho molta.
Ricordo anche il giorno che capì che questa roba non sarebbe passata facilmente, e lo sconforto, la delusione, il lutto.
Trovai il modo di camminarci sopra, come ora che i pomeriggi sono scuse per spostarsi a bere caffè da un bar all'altro, scuse per spostarsi continuamente, mentre vorrei restare. Immobile. Dormire
Essere il tuo angelo mentre divento la cosa che ripudi, l'odio che ti paralizza.
Essere.
sabato 3 settembre 2016
Cassetto n°168
Siamo alla continua ricerca del significato e schiacciati dal senso del tempo.
La natura ci impone scadenze, rapide prese di decisione e ci dota di strumenti vari per farlo: strategia, mimetismo, piume, antenne, fauci, corazze o squame.
La mostra si interroga sul meccanismo fondamentale di lotta per la sopravvivenza inteso come dicotomia attacco/fuga, vita/morte, ma prima cosa ancora come scelta del tempo giusto: a volte del tempo maturo, altre del tempo del prima che...
Più che della ricerca del senso ci interessa indagare il funzionamento, perché forse il senso sta proprio nel come si fa...
Perché facciamo quel che non sappiamo e funziona.
venerdì 22 aprile 2016
giovedì 25 febbraio 2016
Cassetto n°166
Perire per rinascere.
cut through – solcare, creare un solco in senso figurativo.
C’e’ uno stretto rapporto tra arte&psicologia, o per meglio dire tra l’azione e la mente che la esegue. Ed è proprio questo stretto legame tra l’interiorità e necessità di esprimerla, mutarla, evolverla in un “energia altra”, tramite il tratto grafico, mettere nero su bianco le proprie emozioni, i turbinii interiori e la voglia di riemergere dal caos, che lega Matteo Biserna e Maria Chiara Miccoli.
Due personalità differenti, due racconti differenti, due tratti differenti, ma che hanno entrambi il compito di placare le tempeste interiori, di sviscerare quel sentimento “sublime” tipico dell’epoca del romanticismo. Il “sublime kantiano”, che non deriva, come il bello, dal libero gioco tra sensibilità e intelletto, ma dal conflitto tra sensibilità e ragione.
Si ha pertanto quel sentimento misto di sgomento e di piacere che è determinato sia dall’assolutamente grande e incommensurabile, sia dallo spettacolo dei grandi sconvolgimenti e fenomeni naturali che suscitano nell’uomo il senso della sua fragilità e finitezza.
Un’ interiorità fragile, sconnessa dal resto del mondo, quella “scatola nera” che raccoglie delusioni, paure e desideri inafferrabili, derivanti dalla vita quotidiana. L’arte e l’espressione artistica sono qui strumenti per rappresentare conflitti interiori, e, come direbbe Freud, arte come appagamento dei desideri rimossi. La cosiddetta “arte come processo di difesa e consolazione”, non un inno alla gioia e alla liberazione freudiano, ma un lungo processo di presa di coscienza, una liberazione dell’ES dalla gabbia delle difficoltà della vita, come libera espressione delle pulsioni e dei desideri più reconditi.
Due forze oniriche sono qui rappresentate dagli illustratori; da una parte i miti, e le tragedie, come protagoniste donne consapevoli del proprio destino, incapaci di esimersi da ciò che le aspetta, illustrate in un’astrazione temporale, come bloccate, congelate dalla mano della Miccoli, in quell’istante in cui tutto si sta per compiere, in cui un destino, una vita, trovano la propria inerme sorte. Ma anche un finale liberatorio, una sorta di espiazione delle proprie colpe e amara consolazione. Sancire una fine per la liberazione dell’animo in conflitto. Pochi i colori usati dall’artista, ma molto luminosi, utilizzati come esaltazione dei dettagli e come sottolineatura dell’atto tragico che si sta compiendo. Tragedia e morte in conflitto con un tratto definito, dettagliato e dolce; i visi delle sue eroine greche emergono dalla superfice e penetrano lo sguardo di chi le osserva, trasmettendo un racconto senza parole, fatto di emozioni e vite strettamente legate dal sottile confine tra vita e morte.
Dall’altra abbiamo invece i personaggi grezzi e tormentati di un Biserna dal tratto nevrotico, che cerca di “ferire” il foglio o la tela, facendo emergere la tormentata conflittualità interiore, una sorta di “sanguinamento” violento e continuo, atto a liberare le proprie gabbie interiori. Personaggi immaginifici, un autoritratto interiore “camuffato” pieno di rabbia e senza parole. Il forte uso del nero porta lo spettatore ad immergersi in quel mondo di terrore, senza luce o vie di fuga. Matteo Biserna usa pochissimi colori, predilige il nero e il bianco, c’è poca ricerca di spazialità o profondità, la sua bidimensionalità porta comunque ad un immaginario ben strutturato, quasi orrorifico. Un’espiazione anche la sua, una continua ricerca di tranquillità, una necessità di calmare una tempesta interiore che distrugge silenziosamente ogni possibile ostacolo.
Per questo parliamo di “solco”, un solco figurativo, un solco impercettibile alla vista, ma che lascia segni evidenti dell’animo di chi esegue e di chi osserva, una necessità di utilizzare il medium della pittura come unico linguaggio possibile per comunicare al mondo la propria sofferenza e la propria solitudine. Un mondo onirico incapace di poter comunicare con il mondo materialista, dove non c’è tempo né spazio per poter ascoltare un urlo silenzioso, una ricerca di aiuto che diviene, al tempo stesso, cura di sè e liberazione degli esecutori.
Perire per rinascere.
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