mercoledì 26 settembre 2012

Cassetto n°57

Se mi chiedi dell'orrore rispondo testa di gatto.
Avrò avuto sei anni e salivo la scala a pioli, verso il fienile, -son nati i gattini, si!- ebete ripeteva mio zio.
La scala era alta e instabile, poggiava su terreno ciottoloso, ma valeva la pena di arrivare lassù, che già era un posto particolare e isolato.
-ma i gattini saran da trovare!-, pensavo -la mamma mica li lascia lì in mezzo a giracchiare!- Pronto alla ricerca mi apprestavo a far gli ultimi gradini, ed ecco: il fienile!
Proprio davanti a me, a pochi palmi dalla faccia, giaceva un gattino, o meglio la testa di un gattino, con la bocca aperta e dietro, niente! o meglio, solo la spina dorsale, piuttosto pulita.
Non so come non caddi all'indietro, tornai presto giù.
Tutti pensarono subito alla faina, che la notte gira a far danni, sarebbe stato peggio
se non avessi potuto dar la colpa alla faina.

sabato 22 settembre 2012

Cassetto n°56

Sogno di fuoco addosso, manca la paura e non c'è dolore.
Ricordo in particolare i miei occhi allo specchio, mi chiedono se vale la pena 
di aver tanta fretta per spegnere quella roba.
Credo che sia collegato al parametro del fastidio, mi sono imposto di accettarne solo fino a una determinata dose. Per ora l'acqua aspetta.

domenica 16 settembre 2012

Cassetto n°55

Mohamed lo vedo, è in piedi, in mezzo al parcheggio, la sigaretta chiusa nel pugno, per proteggerla al vento e dalla pioggia, la sua testa scatta di lato.
Si sente qualcosa, intorno al parcheggio, sotto i portici, una giovane coppia, valigie a terra, litiga furiosamente. Lei è seduta sulla strada, piange, lui è nervoso, troppo, e le gironzola intorno. Un cane ferito, pronto a colpire.
Due persone si allontanano dalla scena, non c'è confusione, non c'è più nessuno. 
Noi siamo i più vicini, a circa cento metri. Io e Mohamed.
Il ragazzo la strattona, la tira in piedi e le sbarra la strada, poi, con precisione, le tira due schiaffi, forti, tutti e due nello stesso punto, tra orecchio e collo, in perfetto silenzio. Cinematrografico. Lei non grida neppure.
Io e Mohamed fumiamo. Non abbiamo cellulari, lui per ordini del giudice, il mio, invece, è scarico, spento.
Mohamed ha 17 anni, ma anche più coraggio, gambe e ingenuità di me e mi chiede se può urlare al tipo che cazzo sta facendo, intanto ho collegato il cellulare in auto, ma non si accende, non gli rispondo.
Un tizio elegante passa accanto alla coppia, li scansa, viene da noi e ci assicura, con fare professionale che non c'è nulla da preoccuparsi, sono già stati avvisati i carabinieri, prende qualcosa in auto e torna in ufficio. 
Mi pare pure che fischietti.

lunedì 10 settembre 2012

Cassetto n°54

"Si consideri dipinto!"
Il pazzo qui accanto a me, estatico e sudato, aveva la sua personale visione della malattia. L'ospedale è un brutto posto, soprattutto il venerdì pomeriggio, ma, pensai, sono sempre le persone, a riempirlo di inutile filosofia.
Quest'uomo in simil-Armani, consulente finanziario con valigetta ventiquattr'ore, continuò ad abbaiare strategie assurde, per lenire la sua e mia ansia: "oppure si consideri vuoto, ma pur sempre dipinto, solo noi possiamo capire l'inferno che attraversiamo, nulla può più riempirci...ormai!"
Ero troppo debole per colpirlo, per andarmene o per ignorarlo, ero troppo, troppo malato di cancro.
La donna delle pulizie, voluminosa mulatta, spinse verso di noi il macchinario-lucidatrice, una sorta di delfino robot, e io, in quel momento provai una connessione-legame molto rara, con il mondo intero: con chi lavora sprecando il suo tempo, con chi paga interessi, con chi ingrassa d'ingratitudine i  propri figli.
Non seppi chiamarla illuminazione, ma pensai solo ad andarmene e tornare a leggere, a studiare, tornare all'università di psicologia, per rifarla, tutta daccapo.
L'assicuratore pazzo, intanto, entrò per la visita, mi godetti il suo silenzio, mi godetti il rumore della lucidatrice, che si allontanava, e il ricordo nitido di quando aprì il primo testo de l'Interpretazione dei sogni
Che momento perfetto!

mercoledì 5 settembre 2012

Cassetto n°53

Osservo i miei gatti, o meglio uno è mio, l'altro è grigio e alloggia e mangia sempre qua, comparso così, come lo vedo.

Eppure, proprio oggi, sentivo che avrei scritto quel racconto sull'uomo a cena, che aspetta i parenti e che poi, pian piano disdicono tutti. E mi pare simpatico, quell'uomo che resta solo, a cenare, nella sua grande casa, sotto la pioggia.
Lui mastica con cura, cercando di non sprecare nulla. Parsimonioso.
Fatto sta che, nel frattempo, ho anche lavato i piatti, ho dato da mangiare ai gatti, fatto sta che so di aver qualcosa da dire.
Scendo le scale, fuori e la pioggia picchietta sul collo, le ore si ripiegano, piccole piccole, nelle tasche della sera. Cerco di dar suono ai pensieri, all'inizio della riga e mi rendo conto che c'è della felicità qui intorno, ma sono un pò indolenzito per mettermi al lavoro. Non c'è alcun motivo per restare qui, a prender freddo, mi lascio superare da questo buio lieve, da questo finire di cose e da qualche sorso di vino.
Non c'è alcun motivo per restar qui e diventare quell'uomo.

mercoledì 15 agosto 2012

Cassetto n°52

Avevo talmente tanto da dire che presi un cane
e ogni mattina
lo portavo a salutare il sole
Ma il sole era infinito e meno il cane.
Qualche anno e il cane morì,
ma il sole tornò a sorgere,
ogni giorno, facendomi pensare
alla velocità dei cani a sparire...

martedì 7 agosto 2012

Cassetto n°51

ore 19e43 è l'ora di prepararsi. Carlo Bugatti passa con l'indice le camicie bianche appese in fila nel mobile di rovere scuro. Lascia dondolare gli appendiabiti, tutti sostengono lo stesso modello in lino, maniche corte. La sua tenuta è poi composta da un paio di jeans e mocassini beige, senza calzini, è luglio. Una veloce occhiata allo specchio e al bel colorito, una ravvivata ai capelli, le Philip Morris nel taschino e si parte. Ma ha prenotato e dov'è l'accendino? Ha poi anche confermato con Serena? Sfiora lo schermo, l'IPhone si accende, scorre rubrica  e chiama il "Mozzo": Ristorantino di pesce non proprio economico arrampicato sulla collina marchigiana.
-il solito per due, in terrazza, sisi grazie alle 21!-
Clic!
-coglione!- ripete quasi ad alta voce. Dieci anni che cena lì ogni giovedì d'estate e questi fan finta di non ricordarsi.
Chiavi della Golf nel pugno e la porta scatta dietro di lui. SMS a Serena:
passo da te ore 20e30, dopo cena, bagno in spiaggia e vino da me? Gli sfiora le labbra un sorrisetto: un mojito? in fondo è presto. Rientra in casa e si prepara il drink, è presto, assapora lentamente il rhum mentre rigira ghiaccio e menta. Devo prenotare il volo, devo controllare quei documenti devo tagliare i capelli.
Intanto sono le 20e20. Oreste rientra dal suo sportellino e comincia e bere monotono, lingua su e giù. Stanchezza. Non degna neanche di uno sguardo le crocchette e si acciambella sull'unica poltrona, pulita. Carlo prepara il secondo mojito e pensa a una scusa per annullare con Serena.