giovedì 16 febbraio 2017

Cassetto n°176

Qui di seguito una breve intervista che ho rilasciato per il collettivo ravennate "Visibile", anno 2017.


Ciao Matteo, Quando hai iniziato a dipingere? Descrivici il tuo primo approccio con la pittura.
Ho iniziato a dipingere esattamente nell'aprile 2014, anche se qualcosa avevo già fatto all'artistico. Era un momento piuttosto brutto, e dato che non riuscivo davvero a scrivere nulla, che era la mia passione e sfogo precedente, cercai di dipingere su una vecchia tela che girava in casa la donna che vedevo in quel periodo nei miei sogni. Una sorta di madrina inquietante che poi scoprì essere Elizabeth Ann Short, che era penetrata nella mia immaginazione da chissà poi quanto tempo.

C’è un movimento artistico o un artista che hanno influenzato maggiormente le tue opere? Se si, in che modo?
Sono molto volubile nei gusti e nelle preferenze artistiche, mi piace attingere da tutto ciò che vedo e ascolto. Se dovessi fare qualche nome, senza modestia butterei giù Rembrandt per la luce e la carne, Bacon per la trasfigurazione e l'abbandono delle regole formali, Nicola Samorì per la capacità di vedere oltre gli strati del dipinto.

Quando e come hai iniziato a vederti come artista?
Non so se potermi permettere l'appellativo di artista, forse anche perché vedo un po' ottusamente la cosa legata al fatto di mantenersi economicamente con la propria arte, cosa che non faccio dato che sono psicologo.

Tecnicamente: usi dei modelli? Come inizi un’opera? Hai un metodo preciso?
Non uso modelli e spessissimo inizio nel caso più totale, in alcuni periodi compro molte tele e cartoncini bianchi e una sera traccio qualche linea con la sanguigna o la matita e partendo da quello. Ultimamente sono un appassionato raccoglitore di vecchi legni ed assi che accumulo nella speranza di poter dare loro, un giorno, maggior risalto.

In che circostanze vengono le idee migliori?
Nel mio caso le idee migliori vengono nella costrizione, con i mezzi più scarsi e recuperati, in piedi prima di uscire, o nel mezzo del lavoro, mai insomma quando dedico loro maggior tempo e spazio, per questo temo più il candore di uno studio e una tavolozza piena di colore, alla fretta e al nervosismo della quotidianità per me immensamente più stimolanti.

Collezioni qualche oggetto?
Colleziono coltelli a serramanico e sassi. In generale sono affascinato dagli oggetti provenienti da vecchie case, sono un po' cleptomane.

Sappiamo che sei psicologo, che ruolo ha avuto la psicologia nel tuo percorso artistico?
La psicologia è arte, nel senso che se tenti di separarle le avvicini maggiormente, molti mi fanno notare che un immaginario tanto tetro poco si addice alla mi professione, rispondo che dipingo quello che mi rimane nelle sedute, il dolore: l'arte è carta assorbente.

Ti dispiace doverti distaccare da un pezzo che hai venduto?
Si, mi capita e infatti ho molte opere che continuo a promettere ma so che non venderò.

Metti i tuoi quadri in rete? Dove possiamo vederli?
Sto cercando di mettermi a fare un sito, mi serve qualcuno di più esperto, per ora ne pubblico in continuazione sul mio Facebook e Instagram anche se capisco che siano mezzi troppo dispersivi e non professionali. Mi ci metterò.

Quali sono gli elementi fondamentali che caratterizzano il tuo lavoro?
Nei miei quadri troverete sempre del nero: è un colore che adoro e troverete le imprecisioni: non sono un accademico, mai troppa cura. Sto provando a studiare il colore ad olio e i diversi passaggi, ma sono comunque un pittore impulsivo ed approssimativo, non farò mai un Van Dyck o un ritratto iper realista, non mi interessano.

Nell’arte non ci sono guide, come sai qual’è la cosa successiva che devi fare?
Sto provando a darmi un metodo, un filone da seguire, dato che sono molto disorganico, almeno per legare tra loro delle serie di opere. Ora sto lavorando a dei corpi che rappresentino i sette vizi capitali. Un altro modo di darsi un ordine sono le collaborazioni: abbiamo appena fondato #oltremusica, con Paolo Cantarelli e Paolo Farnedi un progetto che mira ad esplorare le affinità e le connessioni tra arte visiva e composizione musicale.

Arte come urgenza o esibizione?
Decisamente come urgenza, come necessità.

L’arte è diventata davvero una “splendida superfluità” (disse Hegel), o può ancora avere una funzione sociale?
Per me ha ancora una funzione sociale, nel senso che anche permettere a un singolo individuo di esprimersi e dire qualcosa è una funzione sociale, a prescindere da messaggio trasmesso o della sua rilevanza o correttezza.

Quando vidi per la prima volta i tuoi dipinti furono delle vere e proprie apparizioni, figure che emergono da luoghi bui e sconosciuti, è così anche per te? Da dove vengono?

Da poco mi sono rimesso a chiedermelo: l'arte può diventare una mera procedura e un soggetto dotato tecnicamente può fare buoni lavori anche puntando solo sulla propria mano, ma il quadro che ti entra dentro, che devi finire, che devi vedere più volte al giorno, magari anche solo in foto al cellulare, ti trasmette una vibrazione più interna che non credo sia riassumibile in qualche modo. É un umore.

domenica 15 gennaio 2017

cassetto n°174


La cultura ci avvicina alla conoscenza o ce ne separa?

Queste opere sono il frutto del tempo rubato ad altre attività, ad altre scelte, mentre da sempre cerco di esplorare i miei limiti per riflettere sulle relazioni, sul rapporto con la natura e con le forze che la compongono: dipingere è solo uno dei tanti linguaggi che possono permetterci di familiarizzare con le verità, affrontando le nostre ombre.
La mia pittura ha sempre e comunque risentito del rumore di fondo della mia esperienza, uscendone talora esaltata, talora mutilata, ma sempre diversa.
Le continue morti e rinascite che contraddistinguono il ciclo di tutto, possono indurci ad aprire gli occhi o a coprirli con tele sempre più spesse e fitte, la funzione che ha l'arte, per me, è appunto scostare il “Velo di Maya” e fare esperienza di “altre vite” “altri occhi” “ altri segni” possibili e procedere per altre stanze.
L'installazione “Il Velo di Maya” si pone appunto come un'esperienza sensoriale integrata e fusa con uno strato sonoro prodotto nell'ambiente dal progetto #Oltremusica di Paolo Cantarelli e Paolo Farnedi e i reperti di Matteo Gritti. 

L'interazione con il pubblico sarà indispensabile per creare un'opera durante lo svolgimento della mostra stessa e procedere, così, in nuove stanze.

venerdì 16 dicembre 2016

Cassetto n°173

Sardìnnia
Le radici piantate nel mare




La Sardegna raccontata in una mostra: persa tra Europa e Africa, coperta di mirto e asfodelo e da un filo di sangue... 
è come se non avesse mai veramente avuto un destino chiaro, vicina e lontanissima, preda di Spagna, Arabi e Fenici. 
Nessun fato. Lasciata fuori dal tempo e dalla storia, massa rocciosa che si erige sul mare.
Il popolo sardo e la sua terra vengono scrutati da Matteo Biserna in questa esposizione di pochi veloci disegni, segni aspri, accompagnati da una rapida degustazione di vini e prodotti tipici legati al territorio.
Un'occasione per parlare di un popolo profondamente umano e nuovo, legato alla terra e ai suoi frutti, come la romagna.
Siete tutti invitati a prendervi parte dal 20 dicembre 2016 allo Spanacaci Bistò, via Ungaretti 70, Russi.

martedì 29 novembre 2016

Cassetto n°172

Come ho detto alla recente presentazione di una mostra fotografica I N C I P I T: " ...per me la pittura è la lingua della minacce interne, che mi permette di rappresentarle e di parlare loro con una lingua comune".
Per chi vuol capire dove sta andando nessuna informazione è più preziosa di sapere di aver tanto da fare, da camminare.
Ogni giorno i tre maestri viventi che prediligo non fanno che indicarmi quest'unica, necessaria e stretta via.


Nell'ordine:

Odd Nerdrum, Nicola Samorì, Agostino Arrivabene.



lunedì 21 novembre 2016

Cassetto n°171


L'Inizio del Fuoco




Bruciare, cuocere, fertilizzare, rinnovare, dimenticare, augurare.
Le più antiche feste e i rituali dell'Italia e della Romagna rurale sono da secoli legate al fuoco: la sua funzione in campagna ed i miti ad esso connessi sono al centro di questa piccola produzione pittorica collocata all'interno del Forese Arte Festival a Castiglione di Ravenna (RA).
La sonorizzazione dell'esposizione è a cura di Alessandro Bucci (progetto Maka Isna) e di Francesco Lenzi con il quale cura il progetto Donnie's Leach 88.




sabato 5 novembre 2016

Cassetto n°170

I pensieri che non volevo mi toccassero tra ieri e oggi in ordine sparso sono:

- ogni volta che accendo il gas mi vengono in mente le vacanze in montagna
- ma io devo lavorare anche per comprare i cotton fioc delle orecchie?
- ma quando muori, allora poi basta?
- quanto manca a Pasqua?

Il resto è solo riscaldamento e affitto.